… ma prometto che cercherò di essere originale.
Comunque credo che, dopo cinque mesi di Panda e in presenza della sua versione 2.2 in azione in questi giorni, si possano trarre delle conclusioni.
- La prima, è che tutti coloro che posseggono un sito in lingua non inglese,e il cui target non è google.com o una versione regionale in inglese di Google, dovremmo essere contenti di vedere così chiaramente come funziona e come i nostri colleghi SEO d’oltreoceano (e d’oltremanica) stanno agendo per risolvere le penalizzazioni subite.
- La seconda, riflesso scontato ma evidentemente non così ovvio della prima, è che se non abbiamo corretto nei nostri siti e in quelli dei nostri clienti quei difetti che da tanto tempo vediamo essere penalizzati, allora dobbiamo farlo adesso e indipendentemente dal fatto che Panda sarà attivo in google.it e per i siti in italiano domani o tra tre mesi.
- Terza considerazione, che Panda non è un update, ma un’insieme di fattori di ranking.
La distinzione la fa, ottimamente, Danny Sullivan in questo post pubblicato oggi su Search Engine Land.
La distinzione è da fare, perché la parola “Update” è ambigua. Infatti, essa normalmente fa riferimento alla messa in produzione e al lancio di un’attualizzazione dell’algoritmo stesso di Google, algoritmo che regola la gestione dell’indicizzazione delle pagine web ogni volta che queste sono scoperte dai crawlers ed entrano a far parte dell’indice di Google. Updates furono Florida nel 2003, Vince nel 2009 e l’anno scorso il Mayday. Gli updates, quindi, sono attivi sempre e sempre intervengono nell’indicizzazione di una pagina.
Panda, invece, no.
Panda è un algoritmo di ranking, come lo è il PageRank (Danny Sullivan lo arriva a chiamare PandaRank) . Un algoritmo nato sopratttutto dal frutto di test manuali fatti direttamente da Google e da tutte le indicazioni “umane” Google può raccogliere dall’uso che si fa del web. E come ogni algoritmo di ranking interviene sul Algoritmo generale, ma non è tutto l’algoritmo di Google.
Importante, poi, è sapere che è ogni update di Panda è lanciato manualmente da Google, come se fosse un enorme setaccio con cui eliminare tutte quelle pagine che si considerano non rilevanti secondo i fattori di pandaranking. Questo spiega perché sono molti i siti che, colpiti da Panda, non siano ancora riusciti a vedere gli effetti positivi dei loro interventi di correzione e ottimizzazione. Infatti, se la prima versione di Panda si lanciò a fine febbraio e la seconda sette settimane dopo (l’11 di Aprile), anche se un sito era stato riottimizzato a marzo, gli effetti positivi non erano stati visibili – appunto – fino al lancio (manuale) di Panda 2.0 in Aprile.
Un’altra cosa che è abbiamo potuto capire è che Panda colpisce a livello di singola pagina, non di dominio. Questo significa che solo quelle pagine di un sito che non rispondono positivamente ai fattori del PandaRank sono penalizzate.
Ma quali sono i fattori del PandaRank?
Google, in questo caso, è stato abbastanza trasparente, per cui non è poi così complesso capire quali sono questi fattori.
In linea generale, sono tutti fattori che incidono a livello On Page e che, quindi, non sembrano essere influenzati da fattori interni. Ricordatevi, Panda nasce dall’esigenza di ripulire le SERPs di pagine irrilevanti per gli utenti (il concetto d’irrilevanza secondo Google si può discutere, ma non è qui il posto dove farlo), per cui si parla di contenuti, di usabilità e di performance.
- Panda non ama i contenuti “leggeri” (thin content), ovvero quelle pagine che sono create esclusivamente per posizionarsi per una determinata keyword ma che, in realtà, non offrono alcun valore all’utente. Questo spiega il perché del crollo di siti come eHow e simili;
- Panda conferma – e con maggior forza – il poco amore di Google per i contenuti duplicati. Questo non fa riferimento solo al fenomeno degli scraper sites, ma si deve estendere anche alla pessima abitudine di molti eCommerce di non curare per nulla le proprie pagine di prodotto, che nella maggioranza dei casi sono copie di copie di copie della scheda del distributore del prodotto stesso. Questo spiega perché siano stati molti gli eCommerce colpiti da Panda.
- Panda non ama le trappole… Mi spiego: è perfettamente corretto avere pubblicità nel proprio sito/blog, ma non è corretto creare pagine il cui unico vero scopo è quello di generare ingressi attraverso Adsense e pubblicità d’affiliazione. Generalmente questo tipo di pagine sono anche del tipo “leggero” e “duplicato”. Quindi è lecito avere pubblicità, ma questa non deve essere invasiva e predominante rispetto al contenuto vero e proprio della pagina. Avete presente quei siti in cui dopo ogni paragrafo di un post c”e un blocco di Adsense? Ecco, quella è la pagina che è penalizzata da Panda.
- Panda non ama la confusione… quindi non ama siti che non offrano uno standard minimo di usabilità. Per questo, sulla base dei test “umani” Google cerca di individuare lo standard della pagina ben disegnata, quella che non causa un numero esorbitante di bounce rate, etc. etc. Ma per “confusione” vogliamo anche dire “topicità”: se una pagina parla di “frittelle”, allora deve essere evidente che quella pagina parla di “frittelle” e non fornire a Google segnali per cui potrebbe pensare che si parla anche di altre prelibatezze. Di nuovo un richiamo all’attenzione per quanto riguarda ai contenuti, qui più propriamente con l’uso corretto di tutti i classici fattori on page e con l’uso di corretto copywrite.
- Panda ama le pagine reattive… e che quindi si caricano velocemente, non danno origine a problemi tecnici di visualizzazione, etc. etc.
Infine, come si può vedere, nulla che non fosse già nell’Abc del buon SEO. La norma, infatti, vorrebbe che se sempre hai tenuto presente quei fattori di qualità quando crei e/o ottimizzi un sito, allora non dovresti avere più tanto paura di Panda, perché Panda difficilmente di attaccherà.
13 Comments
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Ottimo post e credo che siamo in sintonia…proprio ad un cliente stamattina che mi chiedeva di Panda ho risposto: “Lascia stare il Panda perché avendo lavorato bene non possiamo preoccuparci…abbiamo la coscienza pulita”.
E aggiungo che ci sono cose più importanti di cui ci si dovrebbe preoccupare o meglio cose su cui prestare attenzione come il discorso mobile e social che stanno diventando sempre più un’ampia fetta del Mercato Online.
Esattamente… e se ci pensi bene sempre più collegati al Search.
Nel caso del Mobile, perché è probabile che le Apps perdano terreno rispetto all’uso del browser su mobile;
Nel caso del Social… perchè è straevindente come il social influenzi il search
Quoto in toto.
Il social è importante ok,
ma francamente credo sia un pochino sopravvalutato soprattutto perchè a farlo è Google (che non è social per niente).
Credo che Andrea parli di Social nel senso più amplio del termine, quindi non solo di ciò che Google fa (o cerca di fare) a livello Social. Io, personalmente, lo intendo come elemento di inbound marketing che direttamente o indirettamente genera delle conseguenze anche a livello di Search.
Direttamente, perché sì ha un certo valore (magari anche non così grande) nei rankings, soprattutto per siti news.
Indirettamente, perché il Social è generatore di altri segnali che sì sono importanti, come per esempio i links e le citations.
Si infatti è esattamente come dice Gianluca, la intendo in quel senso…ovviamente già che ci sei anche tu direi che va sfruttata anche la spinta dei vari motori verticali in base al settore e alla propria nicchia.
Sicuro che colpisca a livello di singola pagina?
Ho letto di varie esperienze invece di interi siti “Abbattuti” da Panda.
Che cosa sono i siti se non un insieme di pagine? Se la maggioranza delle pagine di un sito non risponde alle caratteristiche richieste da panda, allora si può considerare che è il sito stesso in sé ad essere stato “abbattutto”.
su WebMasterWorld, il forum stesso di Google ed altrove è pieno di testimonianze dove interi siti sono abbattutti, comprese le pagine che sembrano di ottima qualità.
C’è anche la testimonianza di RobinGood.
Qui si sostiene che venga colpito il sito nella sua interezza e non come insieme di pagine, in pratica dicono che non viene fatta differenza tra Thin Content ed altro contenuto valido.
Da vedere dal vivo poi ….
Sì, mi ricordo quelle testimonianze. Anche se però ho visto casi in cui, come sembrerebbe essere nelle ultime versioni di Panda, lo screening è realizzato pagina per pagina, probabilmente per evitare il più possibile vittime collaterali.
Comunque, e questa è solo una mia ipotesi, quello che potrebbe anche essere accaduto nel caso di siti interi penalizzati, è che il peso delle pagine direttamente colpite da Panda abbia causato un tale indebolimento delle pagine “sane”, che anche queste hanno subito un crollo… un poco come se il sito fosse una specie di castello di carte.
Infatti
il buon senso imporrebbe di colpire solo le “pagine inutili”, ma è da vedere qual è la complessità dell’algoritmo e soprattutto avere chiari tutti i fattori che usa…
Staremo a vedere
Mi fa un pò pensare la “regola” che riguarda la parte eCommerce con le caratteristiche duplicate…
In che senso ti “fa un po’ pensare”?